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Blog ufficiale del Circolo Pd Presidenza Consiglio Ministri e Protezione Civile

2 novembre 2009
stabilisci una presenza costante... XXXIV puntata
Gli Interni reagiscono serrando i ranghi:
1) reiterano ad ogni piè sospinto la loro leadership nel campo emergenziale e di PC forti del loro ordinamento derivante dalla legge 401
2) concludono un percorso iniziato e voluto dal Ministro Bianco, trasformando di nuovo, con la legge 252/04 il loro braccio operativo in materia di PC cioè i pompieri, nell'antico ossimoro proprio di una struttura con caratteri paramilitari: civili nella forma militari nella sostanza ed entrambe le cose contemporaneamente. Un po' come dire ghiaccio bollente.
3) Il contratto di lavoro dei VVF e il conseguente ordinamento approda nei paraggi di quello delle forze dell'ordine ma non riesce mai a farne integralmente parte in quanto si conferma il loro carattere di forza non armata e quindi non ascrivibile  a farne integralmente parte.

Giungiamo al 2005 illustrando l'ultima legge di sistema che incide sull'architettura della PC italiana la 152/05 che converte il DL 90/2005. Tale provvedimento placa fino ad oggi lo scontro tra le maggiori istituzioni preposte al governo della PC.

Il Ministero dell'Interno viene definitivamente battuto allorquando il Capo della PC con grande lungimiranza politica riesce a costruire, passo dopo passo, con grande maestria le relazioni politiche necessarie in tutti gli schieramenti politici ed ottiene dal Governo questa legge che fa sparire dal Ministero dell'Interno non solo l'esclusività della delega politica sancita dalla 401/01, ma addirittura la locuzione protezione civile che ritorna interamente di competenza del DPC incardinato saldamente nella PCM e braccio operativo del Presidente.

Tale geniale disegno fa tutt'uno con la legge del 2002 che svuota di contenuto il ruolo del Prefetto e il DPC ritorna così pienamente titolare delle prerogative che fin dal 1982 si era cercato di attribuirle.
Sono passati altri vent'anni. Sommati ai quaranta precedenti fanno sessanta.

Ci piace rilevare una coincidenza: anche il Prefetto che aveva dato piglio alla singolar tenzone, sonoramente sconfitto, è rimosso dall'incarico. Ma come diceva quel tale le coincidenze non esistono!



30 ottobre 2009
stabilisci una presenza costante... XXXIII puntata
Dagli anni duemila il DPC abiura la circolarità ricorsiva (previsione, prevenzione, normalità, preparazione al soccorso, calamità, soccorso integrato, superamento, ricostruzione, ripristino della normalità, previsione) quale processo organico e caratteristico della sua ragione sociale e istituzionale, privilegiando ed esaltando solo l'elemento emergenziale e di soccorso come ai tempi della 996/70 e come il principio ispiratore dei grandi eventi.

Il DPC recide il contatto con il territorio, non promuove più  esercitazioni nazionali di PC con lo scopo di testare secondo l'approccio alla circolarità ricorsiva, l'effettiva implementazione di Piani Nazionali sul territorio.

Decide di arroccarsi dentro le sue mura e per ovviare alla perdita della famosa relazione società-territorio, fondamento della PC, privilegia, come detto, solo l'emergenza e il soccorso surrogando il tutto con la gestione dei ludi circensi che tanta notorietà e apprezzamento comportano offrendo grande visibilità  sulla scena mediatica.

Un sistema che per sua natura dovrebbe essere silente nella sua costante onnipresenza, ... diventa un fiume inarrestabile!
 
E' vero che il DPC perde il contatto con il territorio, ma è presente nell'immaginario collettivo, attraverso i mass – media, i quali nella logica della distorsione della comunicazione, cominciano ad identificare la PC con il suo Capo. E' di nuovo l'affermazione della logica del solo soccorso (causa-effetto) che induce la delega all'esperto e la rinuncia aprioristica di ogni forma di partecipazione civile (il cittadino è di nuovo suddito).

I cardini della PC, consistenti nell'autogoverno sociale, nell'autoprotezione, nel ripudio della cristallizzazione della delega all'esperto, e sull'imprescindibile legame con il territorio, con tutte le strutture operative dello Stato, con il Volontariato il tutto corroborato dalla circolarità ricorsiva quale approccio sistemico integrato alla mitigazione dei rischi e delle calamità naturali conclamate e avvalorato dal metodo Augustus quale applicativo operazionale, sono scardinati.

Si edifica e affiora nel Paese una nuova PC: giovane, precaria, fresca, effimera, aggressiva nella sua tangibile presenza di militari (veramente troppi) dentro il DPC, sostanzialmente incompetente perché essa stessa delegante, tranne geniali isole di efficienza diffuse sul territorio.
Delegante perché si identifica con lo stile di leadership del Capo, emulandone le capacità, esternalizza le competenze e i processi vitali propri delle sue attività a enti privati in presenza di alte professionalità interne.
Appiattita sul suo capo diventa così indissolubilmente legata e intrecciata al suo destino , che ormai si prefigura solo politico.

26 ottobre 2009
stabilisci una presenza costante... XXXII puntata

Cronaca di un attrito annunciato

... all'alba del secondo millennio ...
 
L'attrito annunciato tra Interno e DPC provoca le prime scintille: ritorna in campo la Difesa Civile allocata preso l'Interno, come sancito dal DPR 398/01, mentre la PC è divisa tra PCM e Interni. Inizia il duello tra questi due apparati. Arriviamo così al 2002.
 
“Si intraprenda la guerra in modo da far vedere che non si cerca altro che pace”, ... diceva quel tale!
 
A dar inizio alla singolar tenzone fu il Capo dei VVF e DC del Ministero dell'Interno. Questi, probabilmente, forte dell'atmosfera internazionale e del clima di terrore che si respirava all'indomani del 11 settembre, emanò una circolare su tutto il territorio nazionale.
 
Tale circolare sosteneva la centralità del Prefetto, il quale in virtù delle disposizioni vigenti (225/92 ed altre) era chiamato a dirigere le attività di PC sul territorio.
 
La replica dell'altro contendente non si fece attendere e a stretto giro di posta fece seguire un circolare DPC, dove si ribadiva la preminenza del DPC nelle politiche e pratiche di PC, e ribadiva anche il ruolo delle regioni e degli enti locali, che erano state inserite di recente nell'ordinamento del DPC. A fronte di tali considerazioni il Prefetto, in qualità di rappresentante del Governo sul posto, veniva ad assumere il ruolo di cerniera istituzionale e non già di “coordinatore” degli interventi di PC. Purtroppo l' enfasi sul ruolo delle regioni e degli enti locali richiamata nella circolare, si attenuerà nei meandri festosi dei “grandi eventi” istituzionali (ludi), artatamente assimilati e giustificati quale attività addestrativa di PC. In realtà i grandi eventi generano un nuovo isolamento del DPC che si arrocca nei suoi apparati, si copre del segreto di Stato voluto dall’ultimo Governo Prodi e si sconnette dalla rete e dalla realtà territoriale.
 
Gli interni rispondono mobilitando nel Paese esercitazioni di difesa civile. Città come Milano, Roma, Napoli ed altre ancora, diventano palcoscenico di sceneggiate istituzionali, i cui risultati non sembrano essere stati capitalizzati da tutte le strutture preposte.
 
La PC in queste esercitazioni si vede mobilitare il suo esercito naturale: il Volontariato. Quest'ultimo attratto da derive poliziesche e militaresche, visto il clima che si respirava, al punto da meritarsi un richiamo formale ai compiti istituzionali da parte del Capo Dipartimento della PC.
 
La PC promuove un intervento strutturalista e ottiene dal Governo il un DL n.245/2002. Tale Dl nomina il Capo Dipartimento della PC, Commissario Delegato al verificarsi di eventi di particolare gravità (quindi tutti) ancor prima della dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri. In pratica vanifica le competenze del Prefetto in questo campo. Significa anche che il Governo non perde tempo nell'individuare un Commissario in quanto unifica questa carica a quella di Capo Dipartimento della PC autorizzato così a muoversi liberamente sul territorio e ad assumere la direzione degli interventi.
 
Tale scelta, figlia di una legislazione reattiva all'indomani della caduta degli steccati ideologici avvenuta dopo la promulgazione della legge 225/92, ha avuto un devastante effetto collaterale e una ricaduta pesante nelle politiche di protezione civile.

19 ottobre 2009
stabilisci una presenza costante... XXXI puntata
Il nostro sillogismo si basa su premesse non certe, ove si traggono conclusioni "non accolte dall'avversario” come nel caso di specie, come avrebbe detto Aristotele.

I fatti inconfutabilmente stanno dimostrando che la sinistra ha prima ironizzato e disconosciuta un’altrui identità ritenuta incompetente e ricattabile per i suoi guai con la legge, in seguito l'ha legittimata precipitosamente e, infine, ha preteso una classificazione dell' identità stessa secondo i criteri di riconoscimento, propri di una referenza e correttezza istituzionale che caratterizza il modo di intendere la politica da parte della sinistra. Quest'ultime locuzioni sono estranee all'avversario e per questo da lui non accolte.

L'evidenza del pianificato, furbesco e tendenzioso colpo di mano dell'Esecutivo e il bottino portato in dote al DPC in cambio del suo depauperamento strutturale si evidenzierà presto.
Difatti inizia un generale disegno di ridefinizione delle funzioni e delle competenze del DPC, attenuandone la missione istituzionale, destinato a gestire la riproposizione in chiave moderna dei “ludi” dell'antica Roma. Il fenomeno si rivelerà in tutto il suo splendore il 20 marzo 2002 a seguito della dichiarazione di «grande evento» del semestre di Presidenza italiana della Unione europea, a cui fece seguito una delle prime ordinanze di PC di grande evento.
L'ordinanza in parola disciplina l'organizzazione degli interventi strutturali ed infrastrutturali relativi al citato semestre di presidenza con un uso micidiale di procedure in deroga relative alle gare d'appalto (quindi, trattativa privata o gare informali) e alle opere da realizzare dove si prescinde dalla valutazione dell'impatto ambientale, dalle disposizioni in materia paesaggistica, architettonica, archeologica, urbanistica, di tutela dei beni culturali ed ambientali, da quella in materia idraulica ed idrogeologica, e da quella in materia di Conferenza dei servizi. Poteri “imperiali” concentrai nella mani di un solo funzionario dello Stato.

Solo a quel punto l'opposizione di allora si accorge del formidabile colpo di mano e comincia a produrre interrogazioni, suggerimenti, disapprovazioni, richieste di trasparenza e, in nome di quest'ultima, annuncia una puntuale informazione al popolo di quanto si sarebbe speso per ogni grande evento. Bellissimi propositi rimasti tali.

Il Governo si difende affermando che già nel passato il DPC era stato chiamato a coordinare tali eventi: per esempio la giornata dei giovani del 9 e 10 settembre 1995 a Loreto alla presenza del Papa; la giornata Mondiale della Gioventù nell'agosto 2000 nell'ambito delle celebrazioni del Giubileo; e nel novembre 2001 il vertice INCE (Iniziativa centroeuropea) dimenticandosi di aggiungere che tutti questi casi erano stati fronteggiati senza la necessità di proclamazione di grande evento.

Dal 2001 ad oggi di “grandi eventi” ormai ne sono stati fatti tanti alcuni, prevalentemente religiosi, decretati dal Governo passato. Uno di questi, quello della visita del Papa ad Assisi nel giugno del 2007, fu decretato 12 ore prima dell'evento già organizzato in ogni sua parte. Evidente l'intento di devolvere denaro pubblico verso una giusta causa.

16 ottobre 2009
stabilisci una presenza costante... XXX puntata
Ma il Legislatore aveva altri piani per compensare l'evidente spostamento di potere verso il Ministero dell'Interno: la gestione da parte del DPC dei “Grandi Eventi”.

Il termine «Grandi Eventi» entra, così, di soppiatto nella legislazione di PC con un encomiabile escamotage linguistico che denota la malafede, in quella occasione, del Legislatore.
L' art. 5 della 4001, infatti, cosi recita: «Il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero il Ministro da lui delegato, promuove e coordina le attività delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, degli enti pubblici nazionali e territoriali e di ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica e privata presente sul territorio nazionale, finalizzate alla tutela dell’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri grandi eventi (ed è qui la malafede), che determinino situazioni di grave rischio...». Come abbiamo appena visto, il legislatore nulla dispose di preciso riguardo alla definizione di grande evento.
Cosa il Legislatore intendeva per 'grande evento” fu presto chiarito in un intervento al Parlamento di uno dei Sottosegretari dell'epoca, il quale in risposta ad una interrogazione dell'opposizione, così definiva “grande evento”: “...una situazione straordinaria in grado di generare stravolgimenti nell'ordinario sistema sociale. Esso è sicuramente un elemento di probabile accentuazione dei rischi legati allo svolgimento della vita di relazione, solo parzialmente prevedibili e prevenibili, ma che debbono essere comunque oggetto di adeguata pianificazione per la gestione delle ipotizzabili situazioni di crisi, al fine di assicurare condizioni di adeguata tutela della pubblica e privata incolumità. Il fenomeno del grande evento è dunque equiparabile ad una vera e propria situazione di emergenza conseguente ad un evento calamitoso”.
E ancora: “...al DPC è demandato il compito di tutelare l'integrità della vita..omissis....in altre parole di garantire la sicurezza nel senso più ampio del termine in relazione a tutti quegli eventi che possono mettere in crisi il sistema. Il grande evento dunque, comportando una concentrazione di persone in un luogo circoscritto non abitualmente adibito, e quindi non naturalmente attrezzato ad assolvere quella funzione...omissis...Qualunque evento, dunque, che coniughi l'aspetto del rischio secondo i parametri di protezione civile (?), aggravato da un eccessivo assembramento di persone, con il fattore simbolico che riveste, richiede, comunque, l'attivazione di adeguate misure di previsione e prevenzione del rischio, nonché di potenziamento, in chiave sinergica, delle forze da utilizzare in occasione di possibili emergenze...”.
Insomma lo svolgimento della vita di relazione in un paese democratico va classificato grande evento e per questo va disciplinato e affrontato con leggi speciali ed extragiudiziali. Inolte rifacendosi ai parametri di PC il legislatore commette un lapsus, perché dei tanti parametri che la protezione civile utilizza per individuare, definire, circoscrivere, affrontare e mitigare un eventuale rischio, il legislatore ne assume uno solo: l'intervento, che così da solo non rappresenta un parametro di PC. Insomma una bella cortina fumogena e qui sta la malafede.
Il nostro dubbio è: Scelba, non avrebbe saputo fare meglio oppure tutto questo è stato sacrificato sull'altare dell'alternanza politica, sulla reciproca legittimità politica degli opposti schieramenti?

12 ottobre 2009
stabilisci una presenza costante... XXIX puntata
Il 2000 ci regala l'istituzione del fondo regionale di PC oggi oggetto di polemiche politiche perché prima abolito dall'attuale governo e per questo causa del tradizionale annuncio di dimissioni del Sottosegretario ai Rifiuti nella duplice veste di Capo della PC, e poi ripristinato il 4 febbraio scorso.
Sempre nel 2000 si ratifica, a mezzo referendum, la modifica del Titolo V della Costituzione dentro la quale per la prima volta sia annovera anche la PC. Si introduce così un vero cambiamento strutturale nel rapporto centro-periferia a questo punto ridisegnato interamente in chiave federalista.

Il 2001 è l'anno della formale abolizione dell'Agenzia, della defenestrazione (così come a Praga agli inizi del 1600) del suo Capo, del ritorno in auge del DPC in seno alla PCM, della rottura paradigmatica di quanto previsto dalla legge 225 in materia di PC e del ritorno, grande ritorno del Ministero dell'Interno a cui è assegnata in via esclusiva la delega presidenziale sulla PC e i compiti di difesa civile.

Mentre l'abolizione, la defenestrazione e il ripescaggio del DPC si commentano da sole, la frattura istituzionale del modello edificato con la 225 (paradigma) e la esclusiva delega di PC al Ministro dell'Interno, abbisognano di una qualche attenzione.

La legge 401 del 2001 converte il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343 «Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile». Inserisce, per la prima volta (e sta qui la rottura paradigmatica) l'utilizzo dello strumento dell'ordinanza in materia di protezione civile per manifestazioni e cerimonie istituzionali o religiose, seppur da tempo programmate e definite denominate grandi eventi. Il Decreto, emanato quattro giorni prima del tragico 11 settembre, abolisce l'Agenzia di PC e, in qualche caso, ripristina la situazione preesistente ad essa: ad esempio il ritorno del potere di ordinanza in capo al Presidente e la riesumazione del DPC.
Inserisce, ovviamente, anche altre cose che rappresentano delle assolute novità alcune di esse positive, come l'istituzione del Comitato Paritetico Stato-Regioni-Enti Locali presso il DPC, o l'assunzione da parte del Capo DPC del ruolo di coordinatore di tutti gli enti pubblici e privati in materia. Altre novità erano negative come ad esempio la delega alla PC affidata, in via esclusiva e unica, al Ministro dell'Interno o la conferma, ancora più confusa di prima, della sovrapposizione e duplicazione di competenze e strutture tra il Ministero dell'Interno e il DPC. Anche per questo motivo, ricorderete, Cossiga rinviò alle Camere la legge 225/92.

Nello scambio l'Interno guadagna il potere d'ordinanza, la stabilizzazione della delega alla PC e quindi le politiche di protezione civile, incardinate dentro la struttura dipartimentale dei VVF e DC e affidate, ai prefetti. il loro destino in PC ci appare indissolubilmente legato a quello dei VVF. Un amore questo mai corrisposto come la stessa patrona dei VVF , S. Barbara, testimonia con la sua storia.

Il DPC a sua volta ottiene il coordinamento, a questo punto operativo, di tutti gli enti pubblici e privati in caso di calamità. Mantiene le sue prerogative di previsione, prevenzione e ricostruzione, e allaccia un rapporto organico con il territorio.

All'orizzonte si profila però la ripresa degli scontri istituzionali tra apparati. Inevitabili visto lo scenario politico venutosi a creare con questi provvedimenti.

9 ottobre 2009
stabilisci una presenza costante... XXVIII puntata
La stessa Agenzia, seppur istituita, fu svuotata dai suoi iniziali contenuti e posta sotto il controllo del Ministero dell'interno, quest'ultimo con funzioni, a monte, di indirizzo politico-amministrativo di controllo, con poteri d'ordinanza e con la facoltà di veto sulle attività ordinarie dell'Agenzia.

Quest'ultima nasce sulla carta e sopravvive per due anni ma poi è travolta dal cosiddetto scandalo Arcobaleno la cui gravità portò all'arresto di alcuni funzionari del DPC e all'incriminazione del direttore dell'Agenzia, di sindacalisti della CGIL e di imprenditori.

Non è questa la sede ma sarebbe interessante promuovere un dibattito su come sono sembrate strane le coincidenze, anche giudiziarie, che determinarono il definitivo affossamento dell'Agenzia di PC. Ma come diceva quel tale le coincidenze non esistono.

La beffa nella beffa e della beffa è rappresentata, poi, dal marcato autolesionismo politico della maggioranza di allora. L' atteggiamento di cagionare il proprio danno pare essere una patologia genetica della sinistra. La prova della sua storica esistenza la si può riscontrare anche nel caso che stiamo trattando.
Il governo D'Alema, infatti, non solo azzera quanto il Paese aveva realizzato nel corso di mezzo secolo in materia di emancipazione della PC da istanze militari e di polizia e dalle quali era riuscito ad affrancarsi con la legge 225/92, ma affida al Ministero di polizia per antonomasia e niente affatto generalista come ama dipingersi, i compiti di difesa civile e politiche di protezione civile, poteri di ordinanza in materia di protezione civile, tutela dei diritti civili, cittadinanza immigrazione, asilo, soccorso pubblico, prevenzione incendi. Tutto ordito dal Ministro dell'Interno che, bisogna riconoscerlo, aveva visto lontano circa la necessità di riesumare la difesa civile nel nostro Paese.

Come conseguenza di queste scelte, nel 2002 sulla scia di alcune minacce, o supposte tali, quali l’invio di lettere che avrebbero dovuto contenere spore di antrace, si è assistito al colpo di reni di cellule dormienti di difesa civile e all’avanzare delle proposte di riattivare strutture di difesa civile comunali (quali quelle codificate nel manuale «La cooperazione civile-militare Dc-2» edito anni fa dallo Stato Maggiore della Difesa - Centro Militare Studi per la Difesa Civile) , e e di: “integrare le strutture locali di protezione civile con quelle militari e di polizia con il rischio di sfaldare quella rete di associazioni e strutture (caratterizzate dai più svariati orientamenti ideologici) sulla quale negli ultimi decenni, pur tra mille difficoltà, si è costituita una capillare rete di rapporti di fondamentale importanza per affrontare una situazione di emergenza”.

Il D.L.ivo 300/99, nonostante gli intendimenti diversi del legislatore, e fatte le dovute proporzioni, si allinea alle posizioni che ispirarono i progetti di legge di Scelba.



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5 ottobre 2009
stabilisci una presenza costante... XXVII puntata
L'agenzia di PC

Nel 1999 il decreto legislativo n. 300 introduce nell'ordinamento dello Stato, le agenzie e al CAPO IV Articolo 79 istituisce l' Agenzia di protezione civile, sopprimendo il DPC in seno alla PCM.

L'Agenzia fu pensata per sganciare la PC da inutili gravami burocratici, assegnando alla stessa una struttura più snella del vecchio DPC incardinato dentro la PCM. L'Agenzia viene organicamente dotata di tutte quelle componenti necessarie allo svolgimento dei compiti assegnati che erano, al momento, polverizzate tra i diversi dicasteri e amministrazioni pubbliche, fatto salvo ovviamente le forze dell'ordine e l'esercito.
Dotata di proprio portafoglio e sottoposto, a valle, al controllo politico (e non di indirizzo e di operatività) di un Ministero e della Corte dei Conti.
Componenti della PC quali i VVF, i servizi tecnici, GNDV, eccetera passavano alle dipendenze dell'Agenzia. I VVF in particolare venivano enucleati dal Ministero dell'interno e i direttori regionali nonché i responsabili provinciali VVF, diventavano i riferimenti territoriali dell'Agenzia conferendo a quest'ultima una ramificazione e penetrazione sull'intero territoriale nazionale. Si diceva allora che il Comandante dei VVF sarebbe divenuto il “questore della PC”.

Un progetto ambizioso. In pratica l'Agenzia non decollò affatto troppi i sepolcri imbiancati ad ostacolare la sua strada. Appassionante fu la lotta dentro i VVF spaccati verticalmente a loro interno che si videro collocati, dal D.l.vo 300, dentro il Ministero dell'interno ma alle dipendenze funzionali, nei compiti di PC, dell'Agenzia: un ridicolo compromesso raggiunto nell'infuocata riunione del CdM del 30 luglio 1999 allorquando il Ministro dell'Interno dell'epoca, Iervolino, candidata fino a qualche giorno prima alla Presidenza della Repubblica e sacrificata sull'altare del compromesso politico tra il PDS e FI , oppose la sua ferma avversione all'ipotesi della fuoriuscita dei VVF dagli Interno.

Un aneddoto: avvicinato a Palazzo Chigi il prefetto capo politico dei VVF dell'epoca, alla domanda cosa stava succedendo dentro il CdM rispose: “non so come sta andando ma conosco come andrà”. Andò che fu soppressa la vecchia DGSA e PC e al suo posto nacque il Dipartimento dei VVF, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell'Interno che svolgeva anche politiche di protezione civile e aveva potere di ordinanza di PC oltre ad occuparsi della difesa civile. Un autogol della sinistra, un boomerang politico...il prefetto aveva visto giusto o sapeva qualcosa in più del Presidente del Consiglio dei Ministri? Lo spirito di Scelba è fulgidamente rappresentato in quel decreto.

2 ottobre 2009
stabilisci una presenza costante... XXVI puntata
La PC diventa legge a materia concorrente.

L'opera incompiuta della legge 225/92 si avvale di un altro tassello che la rende più tangibile: la "riforma Bassanini", la cui insorgenza si rintraccia nella legge 15 marzo 1997, n.59 "Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa nell'istituzione".
Sempre nel 1997, viene istituita la Conferenza Stato-Regioni che anticipa il federalismo a Costituzione invariata introdotto dai decreti attuativi in capo al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 "Ulteriore conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali..”.
In pratica si ridisegna il rapporto tra centro-periferia.

In tale sommovimento è interessata anche la PC che vede aumentare il “potere” delle regioni e degli enti locali nella materia della pianificazione del territorio e in particolare in quello della protezione civile.

Il Legislatore, nella logica di un vero decentramento di politiche di PC, intuisce che i VVF, componente fondamentale della PC, rappresentano l'unica vera architrave tecnica dello Stato diffusa sul territorio nazionale, al cui interno si rintraccia la più alta concentrazione di tecnici – ingegneri, architetti, geologi, geometri, periti – del mondo (circa 1300).
Essi sono specializzati nel soccorso, nelle emergenze, nella pianificazione antincendio e, in qualche caso, anche nella pianificazione di PC. Apparve, allora, naturale restituire ai VVF la loro primigenia configurazione organizzativa: questa volta, però, dimensionata a livello regionale e non più provinciale/comunale, posta la cessata esigenza bellica per cui erano diventati Corpo Nazionale.
Tutto questo fatta salva l'omologazione a livello nazionale di formazione, equipaggiamento, strumentazione e standard organizzativi-operativi e coordinamento in caso di grande catastrofe.
Tale disegno non si realizzò per l'eccessiva turbolenza dei sindacati i quali, come nel 1982 al momento della nascita del DPC, non seppero cogliere la grande intuizione politica e la grande opportunità tecnica e professionale. I VVF non furono regionalizzati (con grande gioia dei fobici del coordinamento e degli strateghi della micorconflittualità tra apparati) ma posti alle dipendenze funzionali, in materia di intervento urgente in calamità regionali, dei Presidenti delle Regioni.

In base al 112 la PC diventa materia a competenza mista, Stato-Regioni-Enti Locali, e per questa detta “concorrente”. E le funzioni di indirizzo di PC, quelle lasciate in capo allo Stato, sono esperite previo intese raggiunte nella Conferenza Unificata istituita nel 1997.



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28 settembre 2009
stabilisci una presenza costante... XXV puntata

Nel complesso e lungo iter parlamentare la legge 225 ha tuttavia subito qualche imboscata che l’ha portata ad essere una legge non del tutto compiuta: per esempio sul ruolo del Sindaco il quale, come vuole un adagio popolare, entra in aula come Papa e ne esce Cardinale sottoposto come è all'autorità del Prefetto. Un attivo snaturamento della 225 che riesce a mantenere, in qualche modo, il suo aplomb centralista mancando l'occasione di essere una legge moderna che stimola, evoca e sostiene l'apporto degli enti locali le vere agenzie di prossimità della PC.

Abbattuto il muro dei pregiudizi politici si è cercato, sul campo, di riparare ai vuoti, alle tante ambiguità dei “vorrei ma non posso” lasciati in eredità dalla legge 225/92 e si è proceduti verso una diffusione della cultura della PC nel corpo vivo del Paese.

Il DPR 613/94 ha sanato una delle mancanze della 225 sancendo il ruolo centrale del Volontariato di PC e istituendo presso il DPC un registro delle associazioni chiamate poi organizzazioni. Uno sguardo lungo quello del Legislatore che nel contempo stava adoperando in altra sede per abolire la leva obbligatoria trasformando l'esercito popolare in un esercito di professionisti.

Intanto è la natura ad offrire il suo contributo nel reiterare l'esigenza di avere una PC capillarmente diffusa sul territorio. Nel novembre del 1994 in occasione dell'alluvione del Piemonte, la nascente PC emise i primi vagiti mobilitandosi per intervenire sul posto. Ma sono stati gli eventi alluvionali del novembre 1996 in Lunigiana la vera prova del fuoco.

In questa occasione la PC ha assunto, attraverso propri funzionari del DPC, il coordinamento degli interventi ed ha introdotto nella prassi di gestione critica, il già citato Metodo Augustus, quest’ultimo realizzato da una commissione mista di funzionari pubblici DPC – Ministero Interno che mutuando l'approccio pragmatico della FEMA USA, realizza l'euristica (procedimento atto a favorire la scoperta di nuovi risultati) dell'emergenza.

Il metodo Augustus costituisce un approccio accurato, snello, veloce, competente e risolutivo che si è consolidato nel Paese in maniera capillare. Esso è utilizzato nella pianificazione di tutti i tipi di rischio, da tutti gli enti del sistema Paese coinvolti, a vario titolo, e nella gestione dei rischi sul territorio: da quelli ineluttabili e non prevedibili (p.e. Terremoto) a quelli prevedibile (p.e. Idrogelogico).

Una metodologia non recepita in alcuna norma ma stanziale in chi veramente fa la PC, una prassi operativa senza copertura di legge e per questo suscettibile di aggressioni culturali come si è verificato all'atto del passaggio di consegne tra i Capi Dipartimento nel 2001. In quest’occasione i nuovi vertici DPC (tuttora in carica), appena insediatisi, senza alcuna esperienza e cognizione di causa, pensarono bene che la prima cosa da fare fosse attaccare e snaturare il principale metodo di lavoro che più di ogni altro distingueva e magnificava l'attività di PC sul territorio sia operativamente sia culturalmente. Una tecnica militare quella dell'aggressione culturale: la prima cosa che i vincitori fanno è distruggere la cultura a loro preesistente.

Nel caso della PC l’operazione non è riuscita, per fortuna, del tutto. Ad oggi Augustus -seppur datato - è il metodo più valido conosciuto e testato sul campo: dalle esercitazioni, alle pianificazioni, dell'alluvione della Lunigiana, al terremoto di Umbria e Marche, all'alluvione di Sarno.

Il Metodo Augustus è stato insegnato nei corsi di Disaster Management che hanno rapprsentato una svolta nella didattica di PC e che sono stati autorizzati dall’allora Sottosegretario con delega alla PC Ombretta Fumagalli Carulli. I corsi Di.Ma. rivolti ai funzionari di tutti gli enti e strutture operative del Paese sono diventati vettori di consapevolezza civica e istituzionale. Un operazione di una portata culturale e operativa eccezionale, una vera e propria azione di maieutica istituzionale subitamente interrotta nel 2001 al cambio della guardia.


... alla prossima ...



25 settembre 2009
stabilisci una presenza costante... XXIV puntata

La funzione di Protezione civile che si delinea con la legge 225/92 è, per sua natura, complessa, in quanto non riferibile ad una specifica e ben delineata area dell’intervento amministrativo; essa si inserisce in più materie e percorre, attraversandole orizzontalmente, una pluralità di funzioni amministrative ordinarie.

La legge 225/92 trasforma la PC in un sistema in quanto: “ ...come tutte le altre funzioni di governo e amministrative non involgenti interessi nazionali ed internazionali, risulta decentrata sul territorio e svolta da diversi pubblici poteri”.

Ma è sistema anche perché il governo della circolarità ricorsiva (previsione, prevenzione, normalità, preparazione al soccorso, calamità, soccorso integrato, superamento, ricostruzione, ripristino della normalità, previsione) è il suo metodo di lavoro ordinario, organizzato secondo il criterio direttivo denominato “Augustus”, secondo il quale si fa, si realizza e si compie il ciclo di lavoro della PC.

La PC - considerata un'attività militare fino agli anni '60 e paramilitare fino agli anni '80, e quindi governata dalla segretezza (ritornata di recente grazie al governo Prodi), dalla rigidità strutturale e operativa, dalla separatezza dal contesto sociale e istituzionale (piano mercurio, acquisto di armamenti...), dall’inadeguatezza dei mezzi e degli interventi, dall’ esclusione aprioristica del concorso di tutti gli apparati possibili pubblici e privati, e svolgente attività passiva - finalmente assurge a servizio pieno dovuto dallo Stato e non più affidato a legislazione di emergenza, sempre, specie oggi, discutibile.

Essa fonda la sua operatività emergenziale è vero sulle strutture operative dello Stato di cui i VVF sono la componente fondamentale, ma in modo particolare si avvale della sua prima cellula fondamentale: l'individuo maturo che, come sancito a Strasburgo nel 1978 nella Conferenza dei poteri locali e regionali d'Europa, dotato di senso civico ...al momento opportuno reagisce all'inerzia e all'abbandono... e comincia a operare.

L'idea della cristallizzazione della delega all'esperto è, così, colpita e affondata, avanza e si afferma il concetto dell'autodifesa, dell'autoprotezione e del Volontariato.

Un esercito di pace che attualmente conta su un potenziale operativo di PC di 300.000 mila persone riuniti in 2500 associazioni disseminate su tutto il territorio nazionale che assommano a un totale di 1.126.500 di persone affiliate. Immaginate il bacino elettorale.



Tabella tratta da EPC 2000


La 225/92 avvicina alla PC le Regioni, le Province e i Comuni, ma tuttavia li tiene lontani dalla gestione dell'emergenza, contraddicendo nei fatti il motivo del loro coinvolgimento e la nomina ad autorità cmunale di PC del Sindaco. Essa attira apparati ed enti pubblici e privati, la comunità scientifica che diviene organica alla PC. La PC è ora dotata di un potere di ordinanza stabile.

La legge inoltre supera gli steccati ideologici che il binomio calamità-emergenza faceva insorgere negli schieramenti politici, definendo bene cosa è la calamità e obbligando le autorità di PC in capo al PCM ad indicare, nel provvedimento di urgenza, le norme che sono sospese, perché sono sospese e per quanto tempo.

... alla prossima ...

21 settembre 2009
stabilisci una presenza costante... XXIII puntata

... La legge 225/92: tramonta la Difesa Civile e nasce la Protezione Civile ...

Il lungo iter parlamentare si conclude nel 1992 con la promulgazione della Legge n.225 che organizza la Protezione Civile come “Servizio Nazionale” coordinato dal Presidente del Consiglio dei Ministri e composto dalle amministrazioni dello Stato, centrali e periferiche, delle Regioni, dalle Province, dai Comuni, degli Enti pubblici nazionali e territoriali e da ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica e privata presente sul territorio nazionale.

Il Servizio Nazionale di Protezione Civile viene istituito dalla 225/92 al fine di tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi.

La nuova e storica legge stabilisce che sono attività di protezione civile quelle volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio, al soccorso delle popolazioni sinistrate ed ogni altra attività necessaria ed indifferibile diretta a superare l'emergenza. Si abbandona così del tutto l'approccio causa effetto in voga dal lontano 1919 e si costruisce un pensiero e una struttura la cui missione potrebbe essere sintetizzata in questo slogan utilizzato recentemente, ahi noi, pure in altri ambiti: “stabilisci una presenza costante per non subire una calamità costante”.

La Legge 225/92 considera come eventi calamitosi sia quelli naturali che quelli derivanti dall’attività antropica e li classifica in base all’intensità nelle seguenti tre categorie ad intensità crescente:

La Legge 225/92 considera come eventi calamitosi sia quelli naturali che quelli derivanti dall’attività antropica e li classifica in base all’intensità nelle seguenti tre categorie ad intensità crescente:

A) eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che possono essere fronteggiati mediante interventi attuabili dai singoli enti e amministrazioni competenti in via ordinaria;

B) eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che per loro natura ed estensione comportano l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria;

C) calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari.


La 225 segna quindi il passaggio definitivo da una logica di reazione all’evento calamitoso ad una logica di servizio alle popolazioni ed ai territori. Servizio inteso quale prestazione che lo Stato deve fornire alla popolazione in modo continuativo tendente a soddisfare i bisogni e le esigenze ben definiti dalle finalità.

La PC dunque non è più intesa come un insieme di strumenti, mezzi, persone e organi da utilizzare in caso di intervento e come una struttura chiusa avulsa dal contesto sociale e territoriale e riservata agli apparati, quest’ultimi soprattutto militari.

Essa diventa un’attività di governo (di fatto funzione anche se la legge istitutiva lo cela), intesa come momento di coordinamento di responsabilità istituzionali ordinarie, che per essere realizzata, necessita di una struttura coralmente aperta alla comunità.

L'attività di coordinamento è ancora più chiara se si pensa alla complessità del sistema nel momento dell’emergenza, quando occorre integrare, per gruppi omogenei di attività (aspetto sanitario, mobilità e viabilità, soccorso tecnico urgente, logistica integrata etc. ) enti, strutture e componenti anche molto diverse tra loro durante il regime “ordinario”. Questo comporta a monte una difficoltà intrinseca di uniformare linguaggi e procedure per cui occorre, in assenza di calamità, un’attività formativa, tecnico operativa, di condivisione del Know-how e di condivisione partecipata di modelli di intervento, che può essere svolta solo attraverso un coordinamento forte tra le strutture o enti.

A tal fine indispensabile diventa la figura del coordinatore di sistema, attualmente smarrita dal DPC, che è ritornato di gran carriera, negli ultimi quattro anni, alla sola attività di emergenza più funzionale e armonica con il circo mediatico del villaggio globale e delle ronde miste.


18 settembre 2009
stabilisci una presenza costante... XXII puntata

Nella XXI puntata sono state descritte le motivazioni per le quali il Presidente della Repubblica (Cossiga) non firmò la legge.

Il re invio del Presidente giunse alla Camera il 14 novembre 1990 la quale confermò nel disposto legislativo, la nomina di un ministro senza portafoglio al SNPC che si avvale del dipartimento istituito presso la Presidenza del Consiglio ai sensi dell'articolo 21 della legge 23 agosto 1988, n. 400, al quale è aggiunto: “...Qualora tale ministro non sia nominato, si applica l'articolo 9, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, che prevede, qualora la legge assegni compiti specifici ad un ministro senza portafoglio e questi non venga nominato, l'affidamento di tali compiti al Presidente del Consiglio, che può delegarli ad altro ministro”.

E’ evidente lo zampino degli apparati del Ministero dell'Interno, al quale sarà sempre affidata la delega alla PC fino al 2002.

Questa presenza intrusiva dell’Interno, conferma sia la metodologia della microconflittualità tra organi e la fobia al coordinamento, sia la grande attenzione degli apparati prefettizi alla PC, come dimostrerà la grande battaglia (persa) della nascita e varo dell'Agenzia di PC e il caso Arcobaleno.

La Camera apporta ancora qualche cambiamento suggerito dal Capo dello Stato e relativo sia al potere d'ordinanza in capo al PCM che alla prescrizione degli indirizzi per l'esercizio delle attribuzioni regionali proprie o delegate che viene adesso devoluta al Consiglio dei ministri e non più al ministro per il coordinamento della protezione civile.

Il testo così modificato ritorna al Senato. Qui, essendo i rapporti di forza tra gli schieramenti diversi, nella seduta del 16 gennaio sparisce completamente dal testo della legge la figura autonoma del ministro per il coordinamento PC, essenzialmente per l’opera del Gruppo politico riconducibile all’area dei verdi. La figura del Ministro viene sostituita dal DPC, organo alle dirette dipendenze del PCM. Essa sparisce del tutto dal testo definitivo della 225, varato nel febbraio del 1992.

 

... con la legge 225/92 tramonta la Difesa Civile e nasce la Protezione Civile ...

alla prossima ...


 


14 settembre 2009
stabilisci una presenza costante... XXI puntata

... Continuiamo ad analizzare il complesso iter parlamentare della legge 225/92 ...

 

Il Comitato ristretto, estensore materiale della legge 225, inviò alle Camere l'auspicio di promulgare una legge che tenesse conto di un Servizio nazionale di protezione civile finalizzato a tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da catastrofi, calamità naturali o altri eventi calamitosi, e auspicò l’adozione della metodologia operativa dei “tre momenti” e cioè: previsione, prevenzione delle calamità, del soccorso delle popolazioni colpite e dell’avvio della ripresa.


Vennero sollecitate, inoltre, sia l’applicazione del diritto-dovere di autoprotezione di ogni singolo cittadino e di ogni comunità rispetto alle esigenze stabili ed eccezionali di protezione civile, sia la conseguente promozione dell’attivazione in loco dei soggetti coinvolti ed auspicabilmente organizzati, e di quant’altri potessero utilmente intervenire, in ossequio al fondamentale principio di solidarietà umana e sociale previsti dall'articolo 2 della Costituzione. Si voleva cioè attribuire un ruolo peculiare agli enti locali.



L'auspicata legge attraversò il turbolento mare del parlamento ed fu approvata dalla prima commissione permanente (affari costituzionali, della presidenza del consiglio e interni) della camera dei deputati nella seduta del 21 marzo 1990; venne modificata dalla prima commissione permanente (affari costituzionali, affari della presidenza del consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello stato e della pubblica amministrazione) del senato della repubblica nella seduta del 28 giugno 1990 e fu nuovamente approvata dalla prima commissione permanente (affari costituzionali, della presidenza del consiglio e interni) della camera dei deputati nella seduta del 31 luglio 1990.

 
 

Essa fu quindi inviata al Presidente della Repubblica (Cossiga) per la sua promulgazione, il quale non la firmò e nel messaggio trasmesso alla Presidenza della Camera il 15 agosto 1990, motivò il rinvio con le considerazioni che qui si riassumono, tutte ritenute dal Capo dello Stato di «alto grado di convenienza ed opportunità costituzionale ed istituzionale» e cioè:

 

1.      l’attribuzione di competenze di grande rilevanza politica, istituzionale e civile ad un ministro senza portafoglio (quello della PC) :

il fatto che si attribuiscono, con legge, a questo organo «non necessario» del Governo, ovvero al ministro senza portafoglio per il coordinamento della protezione civile, «poteri propri», lo trasforma nei fatti in un organo «necessario», regolandone le funzioni ed i compiti in modo del tutto difforme da quello previsto dal comma 2 dell’articolo 9 della legge n. 400. Questo suggerisce che sul piano della correttezza costituzionale sarebbe senza dubbio preferibile l’istituzione di un Ministero «pieno». E forse potrebbe essere utile anche al fine di un’ordinata acquisizione al Ministero della protezione civile di poteri di altri per evitare sovrapposizioni e confusione;

2.      l'articolo 21 della stessa legge che istituisce il DPC presso la PCM con legge e non con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e la preposizione ad esso del ministro senza portafoglio per il coordinamento della protezione civile;

3.      sovrapposizioni di competenze fra ministro dell’interno, da un lato, e ministro senza portafoglio per il coordinamento della PC e DPC, dall’altro;

4.      La dichiarazione dello stato di emergenza che non può essere di competenza di un ministro senza portafoglio, bensì del Consiglio dei ministri;

5.      l'inesistenza dell’obbligo per il ministro di determinare tempi e modalità dell’esercizio della delega da parte dei delegati del ministro senza portafoglio;

6.      l'assenza dell’obbligo del conforme parere del Presidente del Consiglio dei ministri per l’emanazione di determinate ordinanze;

7.      la mancata precisazione secondo la quale le regioni debbono operare anche secondo gli indirizzi approvati dal Consiglio dei ministri;

8.      L’esistenza di una inchiesta parlamentare sugli interventi nella Basilicata e nella Campania a seguito dei terremoti del 1980 e del 1981, inchiesta tuttora in corso.


... alla prossima ...
 

 


11 settembre 2009
stabilisci una presenza costante... XX puntata
Analizziamo il complesso iter parlamentare della legge 225/92.

Come primo atto troviamo la proposta di un disegno di legge (atto Camera n. 3140 del 1982) che prevedendo l’istituzione del Servizio nazionale della PC, voleva sanare, in maniera definitiva, la voluminosa emanazione di vari provvedimenti legislativi d’urgenza, che di fatto costituivano (e a tutt’oggi costituiscono) il riferimento specifico della PC.
A seguire troviamo un disegno di legge del Governo e due proposte di legge di iniziativa dei deputati dei gruppi DC e PCI.

Nella IX Legislatura, in seno alla Commissione Interni venne istituito un Comitato ristretto che doveva provvedere ad attuare una sintesi dei provvedimenti in fieri, con lo scopo di dare una regolamentazione complessiva ed organica alla materia di PC.

Si ricorda infatti che dal lontano 1925 fino alla legge 996/70, tale materia considerava solo l’aspetto del soccorso e dell’assistenza.

La legge del 1970 pur acquisendo il concetto più ampio e moderno di PC, rimaneva incentrata (articolo 1) unicamente sui «servizi di emergenza, di soccorso e di assistenza», affidando al Comitato interministeriale e al Comitato regionale per la PC compiti essenzialmente di studio e di programmazione; continuavano quindi a mancare i concetti di previsione e prevenzione.

Nella nona legislatura la PC venne intesa come servizio che serviva a proteggersi da “...una sorta di nemico che scaturisce dall’interno stesso della società sviluppata, che si accompagna ai prodigiosi processi della rivoluzione tecnologica, che definisce i caratteri inediti di una nuova vulnerabilità della comunità civile... la si può paragonare a una vera e propria guerra a una sfida di immense proporzioni che la società deve raccogliere...”

Di qui l’importante novità di “ricondurre alla PC i momenti antecedenti e susseguenti alla fase del soccorso e dell’assistenza, in una visione complessiva di tutte le problematiche connesse alla materia” (dal disegno di legge PCI 1987)

Ecco allora che la volontà di coinvolgere i servizi tecnico-scientifici , le istituzioni di ricerca, le regioni, le province, i comuni e il Volontariato in un quadro organico nell’ambito delle attività di PC.

Il coinvolgimento del volontariato fu sancito anche da una indicazione riportata in una sentenza della Corte costituzionale secondo cui: “ la nozione di difesa non esaurisce il suo valore nella accezione militare ma è ben più ampia. Comprende, in una parola, le tematiche della sicurezza civile (dell’uomo e del territorio) e può, anzi deve, legittimamente manifestarsi nelle forme di una forza non circoscritta al fenomeno bellico, ma idonea per sua natura a fornire una risposta di tipo civile. Equipollente, nelle finalità e nella dedizione, al servizio militare, quello civile volontario ha dunque pieno titolo per integrare il sistema della sicurezza collettiva in tempo di pace”.

Per dovere di cronaca, va segnalato l'atteggiamento dei Governi succedutisi negli anni antecedente alla legge 225; durante la gestazione della legge essi infatti mettono in atto tutti gli strumenti - giochi di potere, colpevoli inerzie - per impedire al servizio di PC di vedere la luce. In tale ambito, per esempio  fu impedita una nuova configurazione delle forze operative dei VVF, che rimasero inchiodati per diversi anni al solo servizio antincendio. . Fu cioè intralciata: “... l’opera di ristrutturazione delle funzioni, dell’ordinamento, dei supporti logistici dei VVF; ricorrendo a pure finzioni, come quella del ministro dell’interno di commutare la direzione generale dei servizi antincendio in direzione della protezione civile. La vecchia logica della microconflittualità interministeriale, con rivendicazioni di competenze, fobia di coordinamento, resistenza alle deleghe, ha prevalso anche in questo caso, anche di fronte alla grande sfida della protezione dell’ambiente e della comunità civile. Né è venuto meno il vecchio pregiudizio di considerare la protezione civile come una funzione della difesa con la conseguente tendenza di affidarla impropriamente alle Forze armate (Ddl PCI 1987).


7 settembre 2009
stabilisci una presenza costante... XIX puntata
Nel 1992, con la legge 225, nasce il Servizio Nazionale di Protezione Civile, che pone fine a quella che abbiamo definito "la Guerra dei 40 anni".
La sua nascita ha implicato significativi colpi di scena e un lungo e sofferto iter parlamentare che trova le sue origini nelle attività parlamentari della ottava e nona Legislatura per concludersi definitivamente nella decima, durante il IV Governo insediatosi sempre nel corso di questa legislatura.

La sua discussione, in Parlamento, partiva con presupposti e auspici favorevoli quali:

  1. Il riconoscimento dell’alta valenza del Sindaco;
  2. l’abbandono da parte delle opposizioni della linea di fermezza rispetto a questi temi avvertiti  come minaccia per il sistema democratico;
  3. il sentire comune, trasversale in tutti i partiti, della gravità degli argomenti trattati e di qui l’esigenza di predisporre un’organizzazione di PC più moderna ed efficace, adeguata agli sviluppi della tecnica, della società, dell’apparato pubblico nel suo complesso;
  4. una nuova idea di PC, attestata sul prevedere, prevenire e fronteggiare gli eventi calamitosi, e basata sull’azione coordinata di tutti i soggetti, pubblici e privati, capaci di fornire un concreto contributo, secondo il metodo della “circolarità ricorsiva”;
  5. la consapevolezza del salasso economico cui era sottoposto il Paese per far fronte ai soccorsi e alle opere di ricostruzione e la volontà di ridurlo il più possibile;
  6. l’idea del “coordinamento” super partes, finalmente accettata da tutti gli apparati dello Stato disposti per questo a cedere la necessaria parte di “potere”;
  7. il riconoscimento del fallimento della Difesa Civile;
  8. la crescente pressione dell’opinione pubblica;
  9. l’esistenza di fatto di una struttura di PC costruita negli anni come abbiamo avuto modo di vedere;
  10. il bisogno di adeguarsi alle esigenze della società che stava cambiando;
  11. il bisogno di ottimizzare il sapere scientifico;
  12. il bisogno di orientare l’effervescenza sociale rappresentata dal fenomeno del Volontariato quest’ultimo importante momento di aggregazione delle nuove generazioni che si affacciavano in un mondo senza ideologie (…si credeva allora)
  13. le nuove opzioni europee finalizzata alla costruzione di una sola grande Europa unita.

Tutto era pronto, dunque, per trasformare la PC da semplice strumento chiuso nei cassetti dei prefetti (piano Mercurio) ad una prassi politica “… diffusa tra la gente e tra la collettività per crescere, diffondersi e vivere“ come ha semplicemente ma magnificamente sintetizzato uno slogan di un Associazione di volontariato di Brindisi.

La legge 225/92 riesce in quest’ultimo intento: dal ’92 in poi, la PC effettivamente esce dai palazzi e si diffonde nella società e nella cultura del Paese, e quindi si realizza l’auspicio di costruire una nuova predisposizione psicologica ai temi di PC, scevra da facili ironie e riti apotropaici che accompagnavano le discussioni sulle problematiche di PC. Tuttavia la nuova legge non raggiunge tutti gli obiettivi che ci si era prefissati.

4 settembre 2009
stabilisci una presenza costante... XVIII puntata

Nel 1988 l'allora ministro alla PC Vito Lattanzio fece direttamente al Parlamento la richiesta di varare la legge istitutiva del Servizio Nazionale della PC, unificando i numerosi PdL presentati da Balestracci, Zaniboni e Petrocelli. Legge, secondo Lattanzio, che: “ non potrà mancare di una precisa definizione dell’importanza di tutti e tre i «momenti» dell’attività di protezione civile:

  1. la previsione e la prevenzione delle varie ipotesi di rischio,
  2. il soccorso delle popolazioni sinistrate 
  3. l’avvio della ripresa socio-economica delle zone colpite dalle calamità”.

 

Dal 2001 tale impostazione viene completamente stravolta, se non annullata o meglio rinnegata e banalizzata.

 

Nell’abituale relazione al Parlamento sullo stato della PC (oggi caduta in disuso), Lattanzio esortava il Parlamento stesso a promulgare il disegno di legge sul Volontariato, così come annunciato in un incontro con le associazioni interessate, tenutosi a Firenze in quegli anni.

Nei primi mesi del 1989, il Volontariato fu oggetto di due ordinanze (emanate il 30 marzo) che nelle premesse si richiamano espressamente alle conclusioni dell’incontro fiorentino.

La prima ordinanza (n. 1675) regolò i rapporti fra i volontari e i loro datori di lavoro, per quanto riguarda le assenze dal servizio dovute alla partecipazione alle operazioni di soccorso in situazione di emergenza e alle attività di addestramento ed esercitazione. L’altra (n. 1676) regolò l’attività del “Comitato di volontariato di protezione civile, il quale doveva assicurare il coordinamento tra i gruppi, gli enti e le associazioni di volontariato e svolgere i compiti di consulenza per il Ministro.

 

Il lungo cammino si concluse con la legge 400/88 che nell’ambito di una più grande riorganizzazione della PCM, consolidò la posizione del DPC al suo interno. Nove mesi dopo, furono trasferiti direttamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri anche i Servizi Tecnici Nazionali.

 

Ora il puzzle della PC si presentava ad un buon livello di composizione ed il DPC era pronto a fare la sua parte in caso di necessità. Ma per vedere la luce della legge che avrebbe fondato la nuova PC italiana, bisogna attendere ancora quattro anni e assistere ai lavori di una Commissione d’inchiesta parlamentare (istituita con legge n.128/89) sull’attuazione dei piani di ricostruzione post sisma dell’80 in Campania e in Basilicata. Dagli atti parlamentari:

 

Tale legge, infatti, conferisce alla commissione la facoltà di presentare una relazione propositiva concernente gli interventi legislativi o regolamentari necessari a garantire, nel futuro, procedure di controllo piu efficaci sulla gestione di risorse pubbliche negli interventi di emergenza, di ricostruzione e di ripresa economica e sociale successivi a gravi calamità naturali.

 

Gli anni '80 si chiusero con un importante intervento della Corte dei Conti (1990) che nella sua relazione annuale denunciava l’insorgere di una «cultura dell’emergenza» (in parte determinata, anche se non giustificata, dalle caratteristiche geomorfologiche del nostro Paese) tramite la quale venivano finanziate a carico del fondo per interventi straordinari di protezione civile, opere che avrebbero dovuto, invece essere realizzate attraverso i normali strumenti legislativi".

 

La Corte dei Conti faceva, inoltre, notare come l’inesistenza di una precisa definizione della “protezione civile” rendesse incerti i limiti dell’intervento «straordinario», dilatando a dismisura il ricorso a procedure eccezionali disposte con ordinanze in deroga ad ogni contraria norma, ivi comprese quelle di contabilità generale dello Stato”.


... ... continua la costruzione del mosaico ... a lunedì


31 agosto 2009
stabilisci una presenza costante...XVII puntata

Mentre nel 1984 si lavorava per delineare una nuova protezione civile, contemporaneamente accadevano fatti decisamente meno positivi. Il 1984 ad esempio è rimasto nella storia della PC per il fenomeno del bradisismo a Pozzuoli e la conseguente evacuazione di 40.000 persone e il loro trasferimento - ma sarebbe meglio utilizzare altri termini - dall'antico insediamento del rione Terra alla zona di Monterusciello, sita a pochi chilometri da Pozzuoli.

Qui la PC di allora insediò una nuova cittadina fatta di 4.350 alloggi, con relative opere di urbanizzazione primaria e secondaria. La modalità e le tecniche di costruzione utilizzate, possono essere desunte dai numerosi verbali d'intervento dei VVF di Napoli: case di burro per usare un eufemismo.

Oggi questo cicaleccio sulle cosiddette "new town" non è altro che la riedizione anglofana di quello sconcio urbanistico, quella violenza antropologica che fa bella mostra di sé alle porte di Napoli e tra poco alle porte dell’Aquila.

Il 1985 registra l'acquisizione e il primo impiego operativo dei famosi Canadair acquistati ovviamente previo ordinanza di PC.

In quegli anni, la PC italiana iniziò ad intervenire anche all’estero. Due gravissime calamità colpirono le popolazioni straniere: il catastrofico terremoto del 19 settembre a Città dei Messico e il disastroso effetto dell’eruzione del 13 novembre del vulcano Nevado del Ruiz in Colombia.

Il 5 febbraio del 1986 la Commissione Interni che aveva unito i due progetti di legge (di seguito PdL) presentati nella IX legislatura dai gruppi DC e PCI, affidò all’on.le della DC Balestracci il compito di relatore dell’ulteriore disegno di legge sulla PC. La Commissione gli chiese di recepire nel nuovo testo anche l’elaborato del 1982 a firma di Spadolini-Zamberletti.

In tutti questi PdL veniva esaltata la cultura dell’autoprotezione e quindi dell’associazionismo e il ruolo delle regioni e degli Enti Locali, specie quello del Sindaco, considerato unanimemente autorità di PC e irrinunciabile figura di prossimità della PC.

Nel frattempo, in attesa della promulgazione di una legge organica di PC, l’opera di costruzione dell’architrave della PC stessa procedette senza sosta.

La legge 730/86, infatti, che reca disposizioni in materia di calamità naturali e ecologia, all’art. 12 - rispolverando un vecchio progetto già previsto nell’avversato disegno Scelba e ripreso anche nei susseguenti PdL – demandò al Ministro per il Coordinamento della PC l’incarico di assumere personale precario in forza presso gli enti e/o Commissari Straordinari per la PCM. Fu così istituito, presso la PCM, il ruolo speciale ad esaurimento che verrà abolito nel 1999 e ripristinato nel 2005.

Inoltre Il ministro per il coordinamento della PC fu autorizzato a dotare i centri operativi, regionali e provinciali, dei necessari mezzi per un migliore svolgimento delle attività di protezione civile, avvalendosi, d'intesa col ministro della difesa, anche di ufficiali e sottufficiali delle forze armate collocati in ausiliaria.

A Palermo, in quell'anno, grazie alle procedure eccezionali stabilite, ma guarda un po', da un’ordinanza (la n. 790, del 9 agosto) fu possibile costruire in 45 giorni una condotta di 11 chilometri da 500 litri al secondo, costata 13 miliardi di lire (più di un miliardo a Km).

....a venerdì...

 

 


28 agosto 2009
stabilisci una presenza costante....
Ciao a tutti.

Da lunedì prossimo riprende la pubblicazione della storia della protezione civile italiana a puntate.



permalink | inviato da circolopdpcm il 28/8/2009 alle 10:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

20 luglio 2009
stabilisci una presenza costante...XVI puntata

Nella puntata precedente parlavamo di un mosaico ... continua la sua costruzione....


Nel 1983 furono prodotti tre Progetti di Legge (PdL) sulla PC: due presentati dal gruppo democristiano e uno dal gruppo comunista della Camera. I primi firmatari per la DC furono rispettivamente Zaniboni e Balestracci mentre per il PCI il primo firmatario fu Gualandi.

 

Il DL 159/84 prima e la legge 363/84 poi, spostarono ancora in avanti il processo di composizione del quadro unitario che la PC andava assumendo. Questa volta si intervenne sul Volontariato a cui fu riconosciuta, da parte dello Stato, la copertura assicurativa, economica e previdenziali nelle attività di PC. Con una successiva ordinanza di PC il Ministro accolse, in qualità di consulenti, i rappresentanti del variegato mondo del Volontariato.

 

Si intervenne anche sulla componente scientifica: in seno al CNR furono posti il Gruppo Nazionale per la Difesa dalla Catastrofi Idrogeologiche e il rinato Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti e venne coinvolto nelle attività di PC l’Istituto Superiore della Sanità.

Inoltre venne prevista la possibilità da parte dello Stato di finanziare la ricerca nel settore della PC, come si evince dall’articolo 9:

« Con le disponibilità del fondo per la protezione civile, il Ministro per il coordinamento della protezione civile di concerto con il Ministro per il coordinamento delle iniziative per la ricerca scientifica e tecnologica, è autorizzato a concedere contributi straordinari all’Istituto nazionale di geofisica, all’Osservatorio vesuviano, al Gruppo nazionale per la vulcanologia e ad altri enti od istituti che svolgono attività di ricerca nel campo della protezione civile, per il potenziamento dell’attività di ricerca e di sorveglianza sui fenomeni sismici e vulcanici ».

 

Tale provvedimento fu reiterato fino all'istituzione del servizio di PC del 1992.

 

Nel settembre del 1984 il Presidente del Consiglio (Craxi) con proprio decreto sanò la posizione del DPC che era ancora in sella grazie al famoso OdS di Spadolini, e dotò il Ministro per il Coordinamento PC di una struttura organica in seno alla PCM e del potere di istituire quelle strutture necessarie, in via ordinaria, al governo della PC.

 

Si fa strada l’idea di trasformare la PC in un servizio vero e proprio, nel senso giuridico del termine, che lo Stato deve offrire al Paese.

 

Con un decreto del Presidente Craxi, un’ordinanza di PC e un decreto del Ministro per il Coordinamento PC, nascono rispettivamente il Comitato Operativo per le Emergenze (EMERCOM) e la Commissione Grandi Rischi, mentre il Volontariato è inserito nel DPC in pianta stabile.

 

Ora occorreva provvedere al personale da dedicare al DPC e la decisione non si fece attendere.


Cari lettori noi tutti, invece, per conoscerne il seguito dobbiamo attendere che finisca la pausa estiva ...almeno che non protestate così forte da costringerci a portare sulla spiaggia o in montagna il pc e continuare a lavorare. Ma confidiamo nella vostra comprensione....BUONA ESTATE!

 




permalink | inviato da circolopdpcm il 20/7/2009 alle 15:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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