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Blog ufficiale del Circolo Pd Presidenza Consiglio Ministri e Protezione Civile

19 maggio 2010
Pertini e la Protezione Civile
Era il 1983...  Nonostante questa nota hanno pensato di distrarsi con i grandi eventi...




19 ottobre 2009
ieri e oggi: lo smantellamento?

La Corte dei Conti a Palazzo Chigi: dovete ridurre i costi

Il dipartimento di Bertolaso ha seguito vertici europei ma anche la beatificazione di Padre Pio L' organo contabile chiede che la struttura venga posta fuori dalla Presidenza del Consiglio

Difficile programmare i tagli alla spesa pubblica. Soprattutto se a spendere è la Presidenza del Consiglio, se le entrate e le spese del budget preventivo a consuntivo risultano spesso raddoppiate e se, poi, buona parte di questa spesa avviene pure in deroga a tutte le norme di contabilità nazionale.

E non si sta parlando di spiccioli, perché nel 2003 Palazzo Chigi ha speso la bellezza di 4,1 miliardi di euro, ottomila miliardi delle vecchie lire, a fronte dei 2,9 previsti dal budget. Spesa che, ovviamente, si è ripercossa sul bilancio pubblico, dal quale la Presidenza del Consiglio l' anno scorso ha tratto risorse complessive per 4,2 miliardi di euro, a fronte dei 2,4 stimati a inizio d' anno.

Il bello è che chi dovrebbe controllare i bilanci, la Corte dei Conti, non è in grado di spiegare «le cause sostanziali del fenomeno incrementativo». Né per la verità di capire, ancora prima, in che modo e a che titolo i soldi arrivano a Palazzo Chigi. C' è solo un indizio, la collocazione dentro la Presidenza del Consiglio del Dipartimento per la Protezione civile che assorbe gran parte di quei fondi, e l' assoluta opacità della sua gestione e dei suoi conti.

Dai quali spicca solo una voce «con un rilevantissimo stanziamento di competenza e una correlata autorizzazione di cassa per le quali - scrive la Corte - a causa della mera denominazione del fondo sinteticamente qualificato "per la Protezione civile" non è agevole dedurre specifiche finalizzazioni». Al Dipartimento diretto da Guido Bertolaso tutto, o quasi, funziona in deroga alla contabilità nazionale. Grazie alle ordinanze di Protezione civile, che permettono anche di scavalcare molte altre leggi e prescrizioni, dalla normativa sulla concorrenza, fino ai contratti nazionali di lavoro.

Logico se fossero legate a situazioni di reale emergenza, ma così non sembra che sia, stando ai rilievi della Corte. Anche sul passante di Mestre, nonostante la legge obiettivo avrebbe dovuto garantire lavori spediti, per andare avanti si è ricorsi a Bertolaso, e a un' ordinanza, con tanto di commissario. Emergenza traffico. Di sicuro, le competenze del Dipartimento sono cresciute a dismisura, tanto che la Commissione Ue ha aperto una procedura d' infrazione sul presunto abuso delle ordinanze, grazie alle quali si evitano anche gli appalti. Soprattutto da quando la legge del settembre 2001 attribuisce al Dipartimento la gestione dei cosiddetti "grandi eventi", le ordinanze fioccano. E coprono un po' tutto, dai grandi vertici internazionali fino quasi alle fiere di paese.

La Protezione Civile, negli ultimi anni, ha gestito il vertice Ince di Trieste, quello tra Nato e Federazione Russa di Pratica di Mare e il semestre di presidenza della Ue (che si è concluso con la procedura d' infrazione). Poi la cerimonia di canonizzazione di Padre Pio e di Josè Maria Escrivà, il quarto centenario della nascita di San Giuseppe da Copertino, la beatificazione di Madre Teresa.

L' ultima ordinanza, del 5 maggio scorso, attiva Bertolaso per il raduno dell' Azione Cattolica a Loreto, il 4 settembre. La prossima, in preparazione, lo metterà in pista per la firma della Costituzione Europea ad ottobre, a Roma. Niente a che vedere con «calamità naturali» o «situazioni di emergenza», scrive la Corte. Auspicando spiegazioni contabili adeguate sul Dipartimento per «ottenere il necessario grado di trasparenza del bilancio», e sollecitandone la ricollocazione fuori dalla Presidenza. Che con la riforma del ' 99 dovrebbe avere una struttura «essenziale», di poche e preparate persone che aiutino il premier nell' esercizio delle sue funzioni costituzionali, e che continua invece ad accumulare «funzioni improprie». Dalla Protezione civile, al Dipartimento Antidroga, al Commissario per la Corruzione. E tutti i ministeri senza portafoglio.

(13 agosto 2004) - Corriere della Sera



18 ottobre 2009
c'è chi è santo subito e chi santo prima...è bellissimo"

Un Indiana Jones alla Protezione civile «Lotto contro terremoti ed eruzioni»

Bertolaso: ho chiesto carta bianca e rivoltato gli uffici ma un giorno tornerò in Africa

«Sono un tecnico, non mi occupo di politica. Non ho tessere. Dicono che sono amico di Andreotti e Rutelli. E' vero. Lavoro per Berlusconi, cerco di tenere insieme tutte le amministrazioni che funzionano bene, per poter garantire a tutti gli italiani prevenzione e assistenza in caso di necessità. La mia prima esperienza di protezione civile risale a molti anni fa: ero un ragazzino in collegio, a Farfa, quando organizzai le squadre di volontari per spegnere l' incendio sulla collina. E lì capii subito che in questo lavoro ci vogliono tre cose: un progetto, le persone giuste, una motivazione forte. Dall' incendio di Farfa al vertice di Pratica di Mare, dall' ospedale in Thailandia al Grande Giubileo del 2000... ho sempre lavorato così. Quando non ci sono riuscito, quando non era possibile, davo le dimissioni e mi cercavo un' altra sfida, un' altra battaglia da combattere».

Nell' ufficio di Guido Bertolaso, capo del Dipartimento della Protezione Civile, proprio sopra al divano ministeriale che distingue i funzionari pubblici che contano da quelli che hanno soltanto le poltrone, c' è uno strano quadro. Contiene, sottovetro, i brandelli di una bandiera tricolore.

«E' il mio portafortuna. Era con me a Tor Vergata, dove ho vissuto due mesi per organizzare l' incontro dei giovani con il Santo Padre, era con me a Pratica di Mare, nella settimana di preparativi prima dell' incontro fra Bush e Putin. Ma la sua è una storia lunga... ».

Oggi Bertolaso dirige 350 persone, che a loro volta debbono coordinare tutti i corpi dello Stato, militari e civili, e un esercito invisibile di un milione e trecentomila volontari. Oltre agli interventi per fronteggiare le emergenze sismiche e meteorologiche, partono dall' ufficio di via Ulpiano anche le istruzioni per realizzare i grandi eventi, dai vertici internazionali alla santificazione di Padre Pio che si terrà domenica 16 in piazza san Pietro. Il suo sogno di ragazzo si è realizzato?

«Sì... Ero uno studente un po' somaro. Andavo benissimo in geografia, sognavo di viaggiare per il mondo, di esplorare terre sconosciute. Per fortuna, il mestiere di mio padre Giorgio mi portò a girare, da piccolo, tutta Italia: da Brindisi a Cagliari, da Roma a Grosseto. Lui, che ora è generale di squadra, era ufficiale dell' aeronautica, pensi che fu lui il primo italiano a collaudare l' F104, nel 1963. Quella mattina, per me, è indimenticabile. Avevo tredici anni, con mia madre Giovanna e mio fratello andammo all' aeroporto militare di Grosseto. E papà ci passò sopra con quel bestione, che ululava... Perché quell' aereo fa davvero un rumore unico, tutto suo, impressionante. Rivedere l' F104, l' altra settimana, a Pratica di Mare, mi ha messo i brividi».

Il giovane che spegneva gli incendi sceglie di laurearsi in medicina, una scelta militante:

«Volevo curare gli ultimi del mondo. Il professore con cui ho discusso la tesi, Giunchi, mi disse: lei è un idealista, avrà tante delusioni... ».

Per curare l' Africa, bisogna prima studiare.

«Il miglior master in malattie tropicali era quello di Liverpool, il porto da cui passavano gli schiavi africani della Costa d' Oro destinati agli Usa. Una scuola nata alla fine del Settecento, figlia della paura di infettarsi. Per me, una scuola di vita durissima. Partii, subito dopo la specializzazione, da solo. Volontario in Algeria, Tunisia, Alto Volta, ora Burkina Faso, Mali... Tre anni: 1977, ' 78, ' 79. Nel gennaio del 1980 ricevetti una telefonata dalla Farnesina: "Lei è un esperto di malattie tropicali? Avremmo un problema, si tratterebbe di gestire un ospedale italiano in Thailandia. Lei dovrebbe tenere la malaria lontana dall' ospedale". L' ospedale, in realtà, non esisteva. E l' ambasciatore, quando arrivai, mi guardò imbarazzato: "Ma lei è un ragazzo... ", disse. Avevo trent' anni, presi una campagnola Fiat e una mappa, proprio come nei film di guerra, e partii verso il confine con la Cambogia. Il medico thailandese che mi accompagnò nell' ultimo tratto mi indicò una risaia ridendo: quello è il tuo ospedale».

In quegli anni, milioni di cambogiani in fuga si avvicinavano alla frontiera con la Thailandia e le organizzazioni internazionali tentavano di curarli. Bertolaso mi mostra la foto del centro medico di Ta Phraya con orgoglio:

«Quattro padiglioni... Sono costati pochissimo. Li ho perfino disegnati io, li abbiamo costruiti in fretta, con lo spirito e le capacità italiane. A fine lavoro, innalzai la nostra bandiera. La squadra dei primari che arrivò dall' Italia per gestirlo, fece fagotto subito: bastò una notte in sacco a pelo, con le zanzare grandi come un elicottero. Rimasero i migliori, i più giovani. E il cuoco, fantastico. Dopo due anni, quando lasciai la Thailandia, portai via il mio tricolore... era a brandelli, per errore era finito in una discarica, lo recuperai con le mie mani e ora mi segue ovunque, da vent' anni».

Dal 1982 al 1989 Bertolaso dirige la cooperazione sanitaria italiana nel mondo: vaccinare i bambini, curare i malati, coordinare gli interventi umanitari, dalla Cina all' Africa, in Sudamerica...

«Quando mi chiesero di comprare i farmaci da tizio, invece di pagarli a prezzo di costo e quando volevano impormi di spendere per la costruzione di case invece che per le vaccinazioni, me ne andai. Con una moglie e due bambine piccole da mantenere... Mi richiamò Andreotti e mi affidò la creazione del dipartimento Affari Sociali, con la Rosa Iervolino... ».

Due anni all' Unicef, come vice di Jim Grant a New York, poi di nuovo a Roma come vice di Barberi alla protezione civile, «ma non siamo andati mai d' accordo. Mi dimisi, tornai in parcheggio. Lavorai con Guzzanti per riaprire lo Spallanzani a Roma e con Andreatta per scrivere la legge sul servizio civile. Ero in Marocco, alla fine del 1997, quando mi chiamò Rutelli... Mi chiedeva di lavorare con lui per il Giubileo. Accettai subito, è stata un' impresa fantastica. E' finita nella primavera del 2001. Ma io avevo preparato - per conto di Rutelli candidato - un piano per il G8 di Genova, che forse avremmo spostato a Roma.

Quando vinse Berlusconi, prima del vertice, in giugno scrissi due righe a Gianni Letta: avete scelto le persone e le strategie sbagliate, volevo solo avvertirvi».

Troppo tardi per Genova. Ma non per Letta. «Il 7 settembre mi chiama e mi offre la protezione civile. Il mio sogno... Mi consultai con Rutelli prima di accettare, lui mi incoraggiò: continua a lavorare bene per l' Italia. Poi chiesi carta bianca a Berlusconi: voglio scegliere le persone senza giudicare la loro tessera politica. Così è stato. Abbiamo rivoltato questi uffici. Stiamo mettendo sotto controllo la prevenzione dei terremoti e delle eruzioni, siamo indietro con le alluvioni perché siamo indietro con la meteorologia. Ma ci stiamo adeguando: avremo presto delle previsioni uniche al mondo». Sulla scrivania di Bertolaso c' è la foto con dedica di Albert Sabin, «era lui a guidarmi e a consigliarmi per le vaccinazioni... Sono stato a pregare sulla sua tomba, ad Arlington. E' proprio accanto a quella di Kennedy, dove ho riletto il motto caro a mio padre: non chiederti cosa fa il tuo Paese per te, ma cosa fai tu per il tuo Paese».

Il film dell' Indiana Jones della protezione civile ha anche un epilogo cinematografico:

«La fine della storia... è già scritta. Parto in barca a vela da Anzio, saluto tutti e torno in Africa a fare ancora il medico del Terzo Mondo, nel Sudan Meridionale. Appena mi fanno arrabbiare... ».

3 giugno 2002 bpalombelli@corriere.it Chi è Guido Bertolaso è laureato in medicina; per tre anni, dal 1977 al ' 79, lavora come volontario in Algeria, Tunisia, Burkina Faso, Mali. Nel 1980 è chiamato dalla Farnesina per realizzare un centro medico in Thailandia. Dall' 82 all' 89 dirige la cooperazione sanitaria italiana nel mondo; Andreotti gli affida la creazione del dipartimento Affari sociali; è all' Unicef, e poi come vice di Barberi alla Protezione civile. Oggi è il capo del dipartimento della Protezione civile Cosa fa Guido Bertolaso è il capo del Dipartimento della Protezione Civile. Dirige 350 persone, che a loro volta coordinano tutti i corpi dello Stato, militari e civili, oltre a un milione e trecentomila volontari. Il suo ufficio gestisce le emergenze sismiche e meteorologiche - eruzioni, terremoti, alluvioni - e si occupa della realizzazione dei grandi eventi, dai vertici internazionali alla santificazione di Padre Pio il prossimo 16 giugno


18 ottobre 2009
le origini dei Grandi Eventi...

Repubblica 27 marzo 1993

 

La trattativa privata, che per legge va riservata solo a casi eccezionali e di estrema urgenza (come ha ricordato più volte la stessa Corte dei Conti) è diventata la norma, discrezionale, clientelare, elettorale. Come dimostra un' approfondita indagine condotta regione per regione dalla Legambiente presso le Camere di commercio, i lavori sono stati assegnati a tavolino sempre alle stesse imprese, spesso intestate a prestanome, scatole vuote con due dipendenti e talvolta zero operai, a imprenditori che compaiono a più riprese dietro differenti ragioni sociali: opere che sventrano ambienti pregiati, aree archeologiche e seguono itinerari imperscrutabili.

 

Una vera bazza, come è noto, sono state le "emergenze" inventate: i Campionati di calcio ' 90 (4.000 miliardi); e la beffa delle Colombiane ' 92 (in tutto 8.000 miliardi di cui oltre 5.000 per opere stradali in tutte le regioni del nord (mai discusse dal Parlamento) che nulla hanno a che fare con la scoperta dell' America, dalle tangenziali di Soncino, Piacenza, Fidenza alla dogana di Segrate, dalla statale 38 della Valtellina alla complanare di Lucca e via enumerando le opere più sfacciatamente estranee alle celebrazioni di Cristoforo Colombo.

 

. Per tacere di tutti gli altri abusi, come quello di far passare con procedura d' urgenza, su ordinanza della Protezione Civile, il lucroso attraversamento di Lecco in nome di un immaginario pericolo per l' incolumità pubblica.

 

Oggi l' estremo pericolo è che il rilancio della "politica delle opere pubbliche" in soccorso dell' occupazione diventi l' alibi per il rilancio più o meno mascherato di tangentocrazia, concussione e corruzione. -


E che dire del moderno mercato "dell'emergenza"

9 ottobre 2009
abolito il ministero della Protezione civile
La Corte dei Conti non è tenera con i ministeri, la cui gestione, come ogni anno, viene sottoposta a un rigorosissimo esame. la Corte dei conti loda Palazzo Chigi che nel 1992 si è comportato bene, ma ribadisce l' esigenza di ridurre comitati di ministri e interministeriali.

Particolarmente apprezzata è stata la scelta di abolire il ministero della Protezione civile e quello delle Aree urbane: la Presidenza del consiglio ha risparmiato anche sulla speciale indennità mensile del personale. La Corte, tuttavia, sottolinea alcune anomalie sui consulenti e gli esperti esterni: spesso non hanno l' esperienza richiesta.

Era il 1993...ehhm!ehhm...

8 ottobre 2009
CON DUE ASSI AMATO SPERA DI FARCELA



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6 ottobre 2009
CORTE DEI CONTI: utilizzazione anomala ed ingiustificata delle ordinanze della protezione civile
Tre i grandi capitoli nel mirino della Corte dei conti: i Mondiali di calcio del ' 90, la Valtellina, le manifestazioni Colombiane e l' utilizzazione anomala ed ingiustificata delle ordinanze della protezione civile. Forzature, illegittimità, violazioni delle leggi ordinarie.

Tutto finalizzato alla adozione della trattativa privata, quale grimaldello della tangente.
Tutto doveva avvenire a tempo di record: pratiche, affidamenti, progetti e naturalmente, come hanno stabilito i magistrati di Mani pulite, anche la consegna delle "mazzette".
Nel caso delle Colombiane (importo previsto 1.000 miliardi ai quali se ne aggiunsero 935 per contributi alle società autostradali) ad esempio, su un totale di 27 interventi, tutti affidati a trattativa privata, 9 non sono stati ultimati nemmeno entro il termine prorogato del 30 agosto ' 92, mentre per altri 13 "si registrano difficoltà che ritardano l' apertura al traffico delle tratte stradali".
Non solo violazioni e costi esorbitanti dunque ma anche pochi e pessimi risultati. L' atto di accusa dei magistrati contabili che attribuiscono all' Anas "un' interpretazione troppo elastica in sede amministrativa" del mandato ricevuto dal ministro e dai suoi uomini, resta gravissimo.

La Corte dei conti comunque va oltre. Il parziale abbattimento dell' elevata mole di residui di stanziamento è stato inoltre conseguito, spiegano nella relazione i magistrati della Corte, "mediante procedure di individuazione degli interventi di affidamento degli appalti che hanno sacrificato, talora per fini illeciti, come ha accertato il giudice penale, le regole della trasparenza e della libera concorrenza". L' attività contrattuale dell' Anas continua quindi a presentare a giudizio dei giudici contabili "patologie ripetutamente segnalate". Oltre al "ricorso troppo frequente e spesso ingiustificato alla trattativa privata", il documento annota poi la "sempre elevata entità finanziaria delle perizie di variante e suppletive, che denotano assai spesso carenze e insufficiente approfondimento degli elaborati progettuali". 

5 ottobre 2009
ZAMBERLETTI monitorato

4 ottobre 2009
PROTEZIONE CIVILE, PRECARIA E SPENDACCIONA

Quattrocento uomini, una sede arrangiata davanti al palazzo di giustizia, un buon turn-over di ministri e di polemiche.

 

Il dicastero della Protezione civile vive nella precarietà che si sforza di combattere. Dovrebbe essere un punto di riferimento, ma al momento della difficoltà è quello che balla di più. Terremoti, frane, siccità, profughi: negli ultimi anni non c' è stata emergenza di fronte alla quale la Protezione civile sia uscita indenne. La più spietata nei suoi confronti è stata la Corte dei Conti. La relazione del 1990 denunciava una gestione spendacciona e poco produttiva. Dodicimila miliardi (dell' epoca) fuori bilancio spesi con una ingiustificabile disorganicità normativa.

 

Alle periodiche giustificazioni dei ministri, la Corte dei Conti ha contrapposto un giudizio negativo basato su due punti: troppe deroghe e troppi conflitti con gli altri ministeri. Andando a curiosare tra le pagine di quella relazione si trovano tracce di spese poco confacenti alle caratteristiche di un ministero che si dovrebbe occupare di emergenza.

 

Ad esempio i 300 milioni concessi al Comune di Monte Argentario per ricoprire d' asfalto il tracciato di una ferrovia abbandonata. O i 600 milioni per costruire l' eliporto del Policlinico Gemelli di Roma. O una nutrita serie di ripristini di chiese.

 

Il ministero della Protezione civile è da molto tempo alla ricerca di una legge che gli dia un assetto meno precario. Ma nel frattempo la sua capacità d' intervento non è cresciuta. Sono cresciute le polemiche.

 

La Protezione civile è un ministero importante che potrebbe svolgere un ruolo prezioso di raccordo tra volontariato ed esercito. Potrebbe essere l' occasione per una grande mobilitazione che alleggerisca l' impatto delle calamità. E' un peccato che i drammi umani legati alle catastrofi si trasformino in strumenti per la conquista di voti e di appalti. Tanto per fare un esempio, in Valtellina sono stati spesi quasi duemila miliardi, ma l' unico paese veramente distrutto, S. Antonio Morignone, non è stato ancora ricostruito.

 

Era il 1991…oibò allora è una vecchia storia


3 ottobre 2009
SPOT TELEVISIVI PER PREVENIRE GLI INCENDI

Comincia il caldo e tornano gli incendi dovuti all' incuria ma ancor più spesso dolosi come quello che ha colpito l' Argentario e ieri la provincia di Alessandria. Intanto il ministero della Protezione civile ha deciso di aprire una campagna per sensibilizzare l' opinione pubblica con due spot televisivi. Dodici secondi che mostrano in rapida sequenza le immagini degli incendi che nel 1990 hanno semidistrutto la costa livornese. Il periodo degli incendi è iniziato ma il ministero dell' Agricoltura e foreste non ha avuto ancora la copertura finanziaria richiesta e per il momento non sarà in grado di impostare un programma di potenziamento necessario per contrastare gli incendi che lo scorso anno hanno distrutto 98.410 ettari di bosco con un danno che ha superato i 500 miliardi

 

Era il 1991…Ah ma allora non si sono inventati niente questi strateghi della comunicazione…copiano!


2 ottobre 2009
Il nascondiglio dei bidoni pieni di veleni è stato scoperto.

E' nel cuore dell' area flegrea, a due passi da Qualiano, un paese agricolo di diecimila abitanti. Ieri mattina una squadra di tecnici militari ha effettuato una prima ricognizione nella cosiddetta area a rischio. Si tratta di 300-500 mila metri quadri compresi fra Qualiano e il vicino centro di Giugliano.

 

Qui, occultate ai fianchi del Cavone Grande, antico canale di scolo della bonifica borbonica, si nascondono quattro cimiteri clandestini di scorie. Si tratta di una discarica abusiva, una seconda autorizzata e due feritoie minori. Per setacciarle a fondo oggi scende in campo un reparto bonifica campi minati dell' esercito.

 

Per tre giorni gli agenti della Digos diretti dal vicequestore Romano Argenio hanno setacciato la zona, a bordo di elicotteri. A caccia dei fusti di metallo colmi di 340 quintali di scorie tossiche, trasportati a bordo di un Tir da Michele Tamburrino.

 

L' uomo, sfiorato da uno schizzo durante le operazioni di seppellimento, è ricoverato in gravi condizioni all' ospedale di Potenza. Cieco e paralizzato a causa di una sostanza ancora indecifrabile. Soltanto grazie alle sue parziali indicazioni gli investigatori hanno potuto rintracciare il cimitero dei veleni.

 

E' stata una corsa contro il tempo. Centinaia di bidoni (l' autista ferito parla di trecento) sono stati interrati a una profondità che va dai cinque ai dodici metri. Gli unici mezzi per individuare il punto esatto sono i metal detector e i cercamine di profondità dell' esercito. Strumenti sofisticati, ma facilmente neutralizzabili. Basta coprire la tomba dei fusti con fogli di lamiera.

 

E gli investigatori sapevano che gli occultatori del carico avrebbero preso questa contromisura, non appena si fossero allentati i controlli. Il bersaglio è stato centrato all' una e venti di ieri. A quell' ora, dall' autocivetta Imola 060, il funzionario ha comunicato alla centrale l' esito positivo della ricognizione. Una delle discariche individuate, appartenente a Vincenzo Tambaro, è stata sequestrata.

 

Dalla Digos sono partiti i fonogrammi per chiedere formalmente l' intervento dei reparti speciali dell' esercito, autorizzati nel pomeriggio dalla prefettura. Il capo della squadra mobile, Giuseppe Palumbo, ha tirato un sospiro di sollievo. Ma una battuta dei suoi uomini nasconde nuove tensioni, già dietro l' angolo. Gli scout hanno trovato l' accampamento degli apache. Ma ora a intervenire tocca al settimo cavalleggeri.

 

Che significa? Il procuratore capo di Sala Consilina Domenico Santacroce, titolare dell' inchiesta giudiziaria, aveva affidato le ricerche alla questura partenopea. E questa le ha concluse. Ci sono buone speranze che l' esercito riesca a individuare il punto esatto del seppellimento.

 

Ma dopo cosa accade? I funzionari della protezione civile della Regione ricordano una recente sconfitta. Nel dicembre dell' 89, a Cava dei Tirreni, 600 fusti avvelenati erano stati scaricati da un Tir nell' alveo di un torrente. Per eliminarli occorreva un miliardo e mezzo. E i barili sono ancora lì. Stavolta, però, è impensabile un bis dello scandalo di Cava dei Tirreni. Scoperto il sito dei fusti inviati in Campania dalla ditta piemontese Ecomovil, i contenitori dovranno essere aperti. Il procuratore Santacroce è obbligato ad appurare quale tipo di materiale vi sia nascosto.

Il procuratore Santacroce avverte: La legge ci impone di aprire i fusti. Una volta aperti dovranno essere smaltiti in tutta fretta. Altrimenti si dovrebbe illimitatamente chiudere l' area alla vita civile, facendola piantonare dall' esercito.

 

Eppure dal ministero della protezione civile fanno notare che il caso è di competenza amministrativa, pur se gli esperti romani lo seguono con molta attenzione. La bomba ecologica, ammettono gli inquirenti, rischia di trovare un propellente esplosivo nella confusione burocratica.

 

L' inchiesta sul veleno sbarcato dal Nord, per giunta, ha messo a nudo una situazione allarmante. La Campania è diventata la discarica dei rifiuti tossici di buona parte del paese, accusa la segreteria regionale del Pds, che chiede alla Regione una commissione d' indagine sulle discariche clandestine. Un traffico dei veleni da centinaia di miliardi. E in questo affare è entrata la camorra, aggiunge il Pds.

 

I verdi invocano l' intervento della protezione civile: C' è il rischio di contaminazione per la popolazione. Alla Procura di Sala Consilina si sottolinea che non esiste un censimento dei cimiteri tossici né dei rifiuti seppelliti clandestinamente. Centinaia di discariche sono state scoperte nei giorni scorsi in tutta la Campania, grazie al rilevamento aereo. Le zone più colpite Casal di Principe, Santa Maria La Fossa, Parete, l' intera provincia di Caserta. Una melma di fanghi non biodegradabili, che i terreni assorbono fino all' inquinamento delle falde acquifere. Se anche recuperiamo il carico, non sarà che la millesima parte di quanto giace seppellito, ammette un tecnico della Questura.

 

Era il 1991...campania felix dicevano gli avi ...oggi Phalaridis imperia

 



26 settembre 2009
L' ESERCITO NELLA DISCARICA



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25 settembre 2009
TEHERAN 'SCAVALCA' LA FARNESINA

24 settembre 2009
L' ALLARME RIFIUTI FA TREMARE MILANO
LA SITUAZIONE IN ITALIA L' EMERGENZA COLPISCE LE METROPOLI MA QUAL E' la situazione in altre grandi città italiane?

Roma
La capitale produce circa 4000 tonnellate di rifiuti al giorno. La più grande discarica controllata è quella di Malagrotta, lungo l' Aurelia, al centro negli anni passati di manifestazioni da parte degli abitanti della zona, asfissiati dai miasmi. Ma una recente indagine dei verdi ha censito ben 496 discariche abusive in tutta la città. Per i rifiuti industriali e quelli ospedalieri si fa ricorso a un' altra discarica, quella di Ponte Malnome, sulla quale però indaga il pretore Gianfranco Amendola. La giunta ha intanto approvato la costruzione proprio a Ponte Malnome dell' impianto per lo smaltimento dei rifiuti industriali nocivi. Si attende invece una decisione su una seconda discarica per i rifiuti urbani.

Napoli
1674 mila tonnellate di rifiuti normali e 295 mila da sottoporre a trattamento speciale: questa la produzione dell' intera Campania, secondo il ministero dell' Ambiente. Ma la regione è anche pattumiera dei rifiuti provenienti da parecchie altre zone d' Italia, pattumiera clandestina per rifiuti di ogni genere, benchè vengano trasportati anche dalle ferrovie dello Stato. La discarica controllata (già piena) si trova in un antichissimo cratere vulcanico dei Campi Flegrei. Altre discariche abusive si trovano sulla pancia del Vesuvio, a Terzigno ed a Ercolano, dove sabato mattina popolazione e associazioni ambientaliste bloccheranno per l' ennesima volta il camion. Discariche clandestine abusive un po' dovunque e sicura intromissione della camorra alla quale l' ente Regione che non ha ancora approvato il piano per lo smaltimento dei rifiuti.

Bologna Prima Novara, ora Perugia e Caserta, dietro l' angolo forse addirittura Bari.
Da oltre un anno e mezzo priva di una discarica propria, Bologna è costretta ad esportare sempre più lontano parte dei suoi rifiuti. La metà delle circa 1000 tonnellate di immondizia giornaliere vengono smaltite a Imola. Per la parte restante di rifiuti il Comune ha dovuto far ricorso a discariche fuori regione.

Palermo La discarica di Bellolampo è ormai satura. Sorge nella periferia occidentale della città a ridosso di Borgonuovo, un grosso quartiere di case popolari con oltre trentamila abitanti. Il mese scorso gli abitanti di quella borgata hanno lanciato un vero e proprio sos. Il fumo dei rifiuti aveva reso e rende ancora irrespirabile l' aria nella zona. Era stato chiesto addirittura l' intervento della protezione civile. Da anni sono allo studio progetti per individuare altre discariche, lontane dal centro urbano.

Era il 1989...signori 20 anni fa...

22 settembre 2009
E A PALAZZO CHIGI VA DI MODA LA CARRIERA CON SPONSOR POLITICO. UNO CURAVA GLI khmer rossi

22 settembre 2009
'ECCO PERCHE' L' HO BOCCIATA'
E' una legge in contrasto con i principi della tecnica legislativa, incongrua con la legislazione vigente, incoerente con l' assetto generale dell' istituzione del governo. Nel rinviare alle Camere la legge sulla protezione civile approvata dal Parlamento il 31 luglio scorso il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, in una nota di sedici pagine controfirmata dal presidente del Consiglio Andreotti, esprime tutte le perplessità ed i rilievi che lo hanno indotto a chiedere un riesame del testo.

Il giudizio è molto duro: la legge genera incertezze sul piano della responsabilità politica, è costituzionalmente inopportuna, forse anche illegittima. I poteri attribuiti al ministro, sostiene Cossiga, vanno ben oltre i limiti fissati dal quadro di riferimento costituzionale, in base al quale il titolare di un ministero senza portafoglio (quale è quello della Protezione civile) non ha competenze proprie ma esercita funzioni delegate dal presidente del Consiglio: e il Parlamento può ben istituire un nuovo ministro o un nuovo ministero, scrive il presidente, ma se intende farlo è opportuno che lo statuisca espressamente: le implicazioni costituzionali sono troppo gravi e rilevanti per lasciare tutto a norme ambigue e di incerta interpretazione.

C' è poi una valutazione di opportunità: prima di approvare questa legge è bene attendere i risultati della commissione d' inchiesta sulla ricostruzione in Irpinia. Alla commissione presieduta da Oscar Luigi Scalfaro, ricorda Cossiga, è stata assegnata la facoltà di presentare una relazione propositiva sugli interventi legislativi per garantire procedure di controllo più efficaci...Se il mandato si considera attuale non appare coerente che al tempo stesso non si attenda la relazione. Il capo dello Stato accoglie, insomma, le rimostranze che Scalfaro levò contro l' approvazione della legge, che vanificava - disse - il lavoro della sua commissione. In questo modo Cossiga chiama le Camere a riaffrontare un capitolo che era stato molto faticoso chiudere.

Le norme bocciate arrivano dopo otto anni di lavoro parlamentare, lunghe mediazioni, scontri e resistenze. E' la prima legge-quadro, quella che si attendeva dall' 82, anno di istituzione del Ministero. Fino ad allora la protezione civile era un dipartimento presso la presidenza del Consiglio. Dopo la nascita del dicastero solo tre decreti, poi convertiti, ne fissarono singoli poteri e competenze. Ma mancava sempre una normativa generale. Proprio nell' 82, con Giuseppe Zamberletti alla guida del ministero, Nello Balestracci, deputato della sinistra Dc, presentò la prima proposta di legge-quadro. L' iter è stato assai tormentato: la legge già discussa è decaduta prima dell' approvazione per lo scioglimento delle Camere nell' 82 e nell' 84.

Tre anni fa la proposta è stata ripresentata da Balestracci, accanto a due progetti (uno del comunista Petrocelli, l' altro del dc Zaniboni), e finalmente approvata in aula. Quali sono, in particolare, i punti che Cossiga contesta? La prima questione riguarda le competenze del ministro. Sotto accusa è l' articolo 6, che regola il potere di ordinanza. La legge stabilisce che nei casi di calamità naturali, catastrofi o altri eventi che... debbano essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari il ministro...dichiari con proprio decreto lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale dandone immediata comunicazione al presidente del Consiglio. Il ministro, con le stesse modalità, revoca lo stato di emergenza, provvede agli interventi necessari, emana ordinanze.

In questo Cossiga vede un potere eccessivo: un ministro senza portafoglio svolge funzioni delegate dal presidente del Consiglio, non ha competenze permanenti. Questa legge dà al responsabile del ministero un potere di coordinamento, di indirizzo e direttiva delle attività delle Regioni, mai attribuito in via esclusiva ad un singolo ministro. Il secondo punto segnalato da Cossiga come incostituzionale è l' articolo 10, che istituisce nell' ambito della presidenza del consiglio un dipartimento della protezione civile. Per farlo, dice il presidente, è sufficiente ed anzi coerente e congruo un decreto del presidente del consiglio.

Alle valutazioni del presidente il ministero della Protezione civile replica, con una nota imbarazzata, che le considerazioni di natura giuridica espresse da Cossiga vanno ben oltre la legge approvata il 31 luglio a larga maggioranza e ricorda che il ministro Lattanzio ha operato sulla base in un preciso accordo di governo. Il dc Nello Balestracci, il padre della legge, difende invece le norme apertamente: Esse limitano e non aumentano il potere di ordinanza del ministro. Il ministro fino ad ora ha avuto poteri illimitati, una delega permanente.

Se domani ci fosse un terremoto emanerebbe tutte le ordinanze che crede, dichiarerebbe lo stato di emergenza. Questa legge fissa limiti di tempo, di opportunità e di luogo che fino ad oggi non esistevano. Chi applaude invece il presidente della Repubblica sono i socialisti, i socialdemocratici e Franco Bassanini, capogruppo della Sinistra indipendente alla Camera:.

La legge attribuisce al ministro poteri eccezionali svincolati dal rispetto delle leggi, dice, è un altro frutto di quella cultura dell' emergenza che ha già prodotto tanti danni.

Era il 1990...belle le parole di Bassanini...parole però la storia ha poi svelato tutto. Chissà cosa direbbero oggi Balestracci, Petrocelli e Zaniboni.

20 settembre 2009
'L' ESERCITO PER RIPULIRE NAPOLI'
 Il sindaco ha annunciato le dimissioni e poi è corso in procura.

Ho una lettera del prefetto che mi ordina di pulire la città ma ci vorranno sette-otto giorni per rimuovere l' immondizia. I dati sulle elezioni erano ormai definitivi. I napoletani hanno bocciato il sindaco. Lezzi, accompagnato dal segretario generale del Comune e dall' assessore alla nettezza urbana, è uscito da palazzo San Giacomo poco prima di mezzogiorno.

A Castelcapuano li attendeva il procuratore capo Vittorio Sbordone. Da un anno e mezzo il sostituto procuratore Gay conduce un' inchiesta sulla privatizzazione della Nu.

La delibera è stata approvata ma il passaggio di consegne tra l' amministrazione e le società che gestiranno il servizio per cinque anni non avverrà prima di agosto. Il Comune, però, ha già sospeso i rapporti con le ditte che hanno trasportato i rifiuti dal 1985.

Subito la città è annegata nella spazzatura. Il colloquio tra gli amministratori e Sbordone è durato un' ora. Lezzi ha chiesto informazioni sulla Risan-Marrazzo di Frattamaggiore, l' unica tra le ditte scelte per la privatizzazione a non avere firmato il contratto. Una nota della Guardia di finanza ha fatto rinviare la convenzione.

La Risan è sotto inchiesta per irregolarità nell' appalto della raccolta dei rifiuti a Casandrino e il Comune chiederà al tribunale il certificato dei carichi pendenti. Ma dietro l' interrogatorio di sindaco e assessore si nasconde forse un' altra vicenda: una serie di dettagliati esposti anonimi accuserebbe l' assessore alla Nettezza urbana Antonio Cigliano di aver favorito l' assunzione di personale presso i consorzi scelti per gestire la raccolta dei rifiuti fino al ' 94.

La città, intanto, è sempre più sporca. Il socialdemocratico Simeone, assessore alla Sanità, ha chiesto l' intervento della protezione civile e l' ufficiale sanitario Ortolani ha scritto una nota al sindaco denunciando la minaccia dei topi.

Lezzi, anche se dimissionario, tenta di correre ai ripari. Domani la Giunta dovrà esaminare le offerte da parte di sei società per un intervento di emergenza di due mesi. Il sindaco vuole che durante i Mondiali la città sia pulita. Bocciato alla Regione, non vuole essere umiliato da Montezemolo.

Era il 1990...sempre a Napoli



permalink | inviato da circolopdpcm il 20/9/2009 alle 22:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 settembre 2009
'SENZA LA LIBERTA' DI STAMPA NON C' E' GIUSTIZIA INDIPENDENTE'

18 settembre 2009
CON I SUOI 100 OCCHI TELEMATICI 'ARGO' CI AIUTERA' NEI DISASTRI
  Si chiama Argo e come il mostro della mitologia greca ha cento occhi, sparsi su tutta l' Italia. E' un sistema di telecomunicazioni d' emergenza a fini civili realizzato da Telespazio e pone l' Italia all' avanguardia tra i paesi europei.

Forse addirittura nel mondo ha aggiunto con soddisfazione il ministro per la Protezione Civile Lattanzio che l' ha presentato ieri a Roma.

Argo permetterà di stabilire collegamenti video, telegrafici e telefonici con luoghi rimasti isolati dopo disastri e catastrofi naturali. Le immagini catturate in situazioni d' emergenza da telecamere poste su elicotteri o su automezzi fuoristrada raggiungeranno via satellite, con un terzo di secondo di ritardo sul reale, la sala operativa della Protezione Civile cui spetta l' organizzazione dei soccorsi. Abbiamo la possibilità di un controllo delle emergenze - sottolinea il ministro Lattanzi - che ci consentirà interventi immediati e mirati.

La struttura del progetto è articolatissima: una stazione master, installata presso il centro spaziale del Fucino, che funziona come supervisore tecnico del sistema e come centro di transito da e per il satellite; un ponte radio terrestre che collega il centro al dipartimento della Protezione Civile; 12 stazioni per telecomunicazioni d' emergenza montate su veicoli fuoristrada; 110 stazioni fisse piazzate in prossimità di sensori ambientali (in zone a massimo rischio sismico, vulcanico e idrogeologico) che raccoglieranno dati ambientali; tre sistemi di ripresa tv da elicottero con la possibilità di inviare le immagini dalle zone sinistrate al dipartimento. Oltre ovviamente al segmento spaziale dell' Eutelsat, l' agenzia europea delle telecomunicazioni via satellite. Per dimostrare le capacità di Argo è stato simulato lo scoppio di un gasdotto e un incendio in un bosco in una zona a 50 chilometri da Roma.

Le immagini delle fiamme e degli interventi dei vigili del fuoco, degli uomini della forestale e degli aerei antincendio sono arrivate via satellite direttamente alla centrale del dipartimento della protezione Civile che ha potuto coordinare così l' intervento. Non c' è zona italiana che non possa essere raggiunta e si pensa già di allargare il sistema all' Europa. Argo non è ancora operativo. Entro fine anno sarà pronto il 90 per cento della rete di telecomunicazioni d' emergenza mentre il 40 per cento della rete di raccolta dati funzionerà nella primavera del 1990.

Tutto quanto il sistema sarà comunque pienamente attivo nell' autunno dell' anno prossimo: per quest' ultima tranche di lavori c' è stato un finanziamento di 8 miliardi della Bei (Banca europea d' investimenti). Il costo del progetto? Più di 46 miliardi per la costruzione (con il finanziamento del fio, il fondo investimenti occupazione) circa dieci miliardi l' anno per le spese di gestione, stipendi del personale compresi: sono previsti sessanta tecnici specializzati.

Era il 1989...

16 settembre 2009
PALAZZO CHIGI, PRIMO SI' DEL SENATO ALLA RIFORMA


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